| VITO DI MODUGNO NEL READER'S
POLL DI DOWNBEAT
Intervista al musicista pugliese
Non è un “italiano in America” ma un uomo legato
alla sua terra, la Puglia. I suoi passaggi negli Stati Uniti si
contano sulle dita di una mano. E allora una sola qualità
può giustificare l’eccellente piazzamento di Vito Di
Modugno ai Readers Poll 2010 di DownBeat: il talento. L’organista
barese si è posizionato all’ottavo posto di una classifica
che comprende, tanto per citare, Joey De Francesco, Larry Goldings
e Gary Versace.
Vito, hai provato a spiegarti le ragioni di un tale piazzamento?
Francamente non saprei anche perché negli Stati Uniti sono
stato pochissime volte. La prima quattro anni fa, assieme alla sassofonista
Carol Sudhalter. Poi sono tornato altre due volte nel corso degli
ultimi due anni. In una di queste occasioni, su invito di un impresario
locale, ho partecipato ad un organ summit, un omaggio a Jimmy McGriff,
tenutosi allo Smoke di New York. Mi ero portato dietro qualche Cd
e a quanto pare sembra che siano piaciuti!
“East Side” è il titolo del tuo nuovo Cd
appena registrato per la Red Records…
È un lavoro che come in passato ho valutato e programmato
assieme a Sergio Veschi. Gli spunti ci sono giunti da “Unity”
(Blue Note, 1965) di Larry Young. Dal punto di vista compositivo
penso che sia un lavoro più maturo rispetto ai precedenti:
meno standard, più scrittura e arrangiamenti. Inoltre la
band comprende due grandi musicisti come Jerry Bergonzi (con il
quale in un’occasione ho suonato a Boston) e Fabio Morgera,
ambedue legati al catalogo Red. Sono molto contento del risultato
finale.
Nelle note di “Organ Trio”, Veschi raccontava dell’importanza
di Jimmy Smith e Larry Young non solo per la tua formazione ma per
l’intera storia del jazz. È inevitabile chiederti quali
altri organisti ti piacciono e quali altri dischi…
Smith per il jazz-blues e Young per il jazz moderno, sono due sicuri
punti di riferimento. Oggi mi piacciono molto Joey DeFrancesco e
Gary Versace che ha un approccio particolare. Tra i dischi direi
il già citato “Unity” e “The Cat”
(Blue Note, 1964) di Smith. Poi “Incredible!” (Concord
Jazz, 2000) di Joey DeFrancesco, un live con special guest Smith,
e “Quartet” (Palmetto, 2006) di Larry Goldings, in cui
l’organo si accosta ad altri strumenti e tastiere.
Non solo sei un virtuoso all’organo ma anche del basso
elettrico. Chi t’ispira sulle quattro corde?
Jaco Pastorius senza dubbio, un modello per tutti i bassisti. E
poi due musicisti meno conosciuti se non imbracci il basso elettrico:
Carles Benavent e Michael Manring.
Aldilà della musica quali sono i tuoi hobby?
Mi piace molto viaggiare soprattutto con mia moglie, un punto di
riferimento notevole che mi asseconda sempre.
Quando possiamo sfruttiamo i weekend per visitare le capitali
europee mentre in estate allarghiamo i giri.
… e i tuoi prossimi impegni?
Col quartetto di Carol Sudhalter sarò di nuovo con Pat Tandy
al Jazz Fesival di Locarno (1-2 gennaio 2011), con un programma
sui classici del jazz vocale.
Discografia selezionata:
con Red Records:
“East Side” (2010)
“Organ Trio Vol. 2” (2009)
“Organ Trio” (2007)
Come special guest:
Carol Sudhalter, “The Octave Tunes”, 2009
Al basso elettrico:
“Il basso e la voce” (2005), con Mariella Carbonara
Luca Civelli foto: cortesia Vito Di Modugno
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